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Intervista a Tony Smith, colorist di Hollywood:

BaseLight come “naturale estensione del proprio cervello... Facile da usare,  intuitivo  e con  un’ incredibile versatilità nei  formati che consentono la lettura di molteplici  file diversi contemporaneamente…."

 



Come hai iniziato a lavorare in post produzione e cosa ti ha fatto decidere di diventare un colorist? È stata fortuna o hai pianificato il raggiungimento del tuo obiettivo ?

Ho iniziato come tecnico nel broadcast, dove ho raggiunto il titolo di direttore, ma presto ho sentito che avevo molto più da offrire. Ho subito trovato lavoro in una struttura di post produzione come controllo qualità e mi sono sentito molto fortunato perché ho avuto modo di lavorare con una squadra estremamente coinvolgente e incoraggiante. Durante il processo di crescita professionale mi hanno proposto di lavorare come colorist. Il ruolo di colorist non era necessariamente nel mio target, ma mi piaceva l’idea perché era una perfetta combinazione di creatività, innovazione e tecnologia.
Quando andavo a scuola sognavo di diventare un direttore della fotografia. In realtà ho avuto la benedizione di avere come compagno di classe una grande icona di Hollywood - Spike Lee. Lui ed io abbiamo fatto alcune cose assieme e lui è stato una grandissima fonte d’ispirazione. Voleva che io diventassi direttore della fotografia e andassi a lavorare NY, ma ero così a corto di soldi che ho dovuto focalizzare l’attenzione sulla carriera per pagarmi il prestito ottenuto quando ero studente. In ogni caso, mi ha spinto verso il mondo dei media e io avevo ancora il desiderio di lavorare nella produzione - quantomeno nel processo creativo della narrazione - a livello tecnico.



Su che genere di contenuti lavori ?

In passato ho lavorato sulle pubblicità, spot,  cortometraggi e sui video musicali. Ho anche fatto moltissimi re-mastering. Il mio obiettivo ora però sono le fiction.
Le fiction in televisione stanno diventando una parte piuttosto importante. Con la richiesta continua di contenuti e la necessità di riempire le piattaforme esistenti, la televisione è diventata un forte punto di riferimento per gli Studios. Questo lavoro ti offre la possibilità di cambiare continuamente perché per ogni film ci viene richiesto un diverso look. È una sfida continua, è come se per ogni puntata della fiction a cui stai lavorando si richieda la stessa attenzione di un film che uscirà al cinema!  Sto esagerando, naturalmente, ma lavorare alle fiction può essere molto complesso e laborioso e si ha la metà del tempo che normalmente si dovrebbe avere per completarlo. Tutto questo mi da la possibilità di  organizzare il mio lavoro con molta creatività, cosa  che io adoro!

 

Su quali progetti hai lavorato di recente?

I primi due che mi vengono in mente sono i miei preferiti in questo momento: la  fiction Castle, attraverso cui ho vinto anche un premio e Orange is the new black.
Ho avuto anche il piacere di lavorare con il regista Rob Bowman. Spesso ci siamo seduti per parlare di che look avrebbe dovuto avere il film ipotizzando  se le persone sedute davanti alla televisione,  facendo zapping tra i canali e vedendo il nostro materiale avrebbero detto: 'wow, che cosa è stato?' Il DOP è un ragazzo incredibilmente talentuoso, Bill Roe, con cui ho lavorato anche in passato su X-Files. Lavoriamo a stretto contatto e spesso abbiamo discussioni su tecniche da utilizzare e procedure da seguire.

Puoi dirci di più su Orange is the new black?

Orange is the new black non è solo divertente ma anche fortemente  travolgente! È un privilegio far parte di un progetto che ti piacerebbe guardare. Comincio la prossima serie tra un mese, ma ho anche corretto la serie precedente. È una storia molto ben scritta e realizzata. Ha una trama ricca di evoluzioni e di sviluppo dei personaggi. Solleva un coperchio su un mondo che altrimenti sarebbe passato inosservato agli occhi della società, è davvero coinvolgente e divertente. Ha un sacco di rilevanza sociale, ed è anche spettacolare. E noi non abbiamo sempre questa possibilità: se lo spettacolo è coinvolgente o noioso è pur sempre il nostro lavoro e dobbiamo allora staccarci emotivamente dal film per lavorarci come dei veri professionisti. Secondo me in un progetto il massimo si raggiunge quando si riesce ad inglobare la propria mente nella storia che stai cercando di raccontare. Come altro si potrebbe manipolare la narrazione visiva con successo?



 

Che consiglio daresti a qualcuno che cerca di iniziare una carriera come colorist ?

Studiare l'arte della fotografia, compresa l'acquisizione digitale e gli aspetti della cinematografia fondamentale, come l’illuminazione, le ombre, come l'illuminazione giochi un ruolo importantissimo nella narrazione visiva, il set, il guardaroba. È la chiave per assorbire l'immagine visiva e apprezzare il suo contenuto a tutti i livelli. Tuttavia, immagino che le persone che  vogliono diventare colorist abbiano questo interesse in ogni caso – naturalmente-  come quando qualcuno che è già molto atletico aspira a diventare un grande giocatore di tennis.

 

Secondo te, quali sono le competenze naturali che servano per diventare un colorist di successo?

Penso sia indispensabile capire l'arte di saper catturare un'immagine. È anche molto importante essere attenti e istruiti sul lato tecnologico. Tutto è digitale ora; formati e processo di cattura; digitale è lo standard. Essere uno studente nell'era digitale - i flussi di lavoro, i sistemi di file based, la costruzione della LUT, essere in grado di comunicare con un DIT e comprendere il loro flusso di lavoro - cose come queste sono fondamentali nella comprensione di un processo creativo. Quindi per me essere colorist è una combinazione tra l’essere creativi e tecnicamente capaci.

 

Pensi che il gap tra produzione e post si stia remarginando?  Ti ritrovi sempre più coinvolto in progetti in fase di pre-produzione?


Sì, senza dubbio il mondo anche qui sta cambiando e io voglio essere coinvolto il più possibile.
I progetti spesso nascono molto rapidamente, il che significa quindi che ho bisogno di essere lavorativamente molto flessibile! Non ho sempre la possibilità di andare sul set, ma lo faccio se posso. Quando si ha un'interazione personale con la crew di un set  si può ottenere un'interpretazione visiva maggiore di quello che stanno facendo; la visione anticipata ti porta più vicino a quello che stanno realmente cercando di trasmettere in termini di racconto e di look.
Quindi, sì, direi che mi vanto di cercare di aprire quella porta e di essere disponibile ad avere contatti con la produzione. Cerco anche, quando ci riesco, di fare dei test nella fase pre produttiva; non sempre è un lusso che possiamo permetterci. È quasi come essere in grado di avere una relazione con un individuo che presto diventerà il tuo partner di ballo: è importante conoscere i punti di forza e le aree di miglioramento di questa persona, in modo da potersi supportare a vicenda.

Parlaci della tua suite DI e di BaseLight. Come stai utilizzando BaseLight e come si colloca nel flusso di lavoro?

Encore dispone di tre suite BaseLight di color correction - due con BaseLight 4 e una con BaseLight 2, oltre a diverse stazioni di Assist. Io lavoro su BaseLight 4 con software 4.4 e un pannello di controllo Blackboard. Si tratta di un flusso di lavoro digitale e funziona davvero bene. La prossima stagione di Orange is the new black verrà color corretto in 4K. Abbiamo un sacco di scene girate in green screen e in Encore abbiamo davvero un vastissimo reparto  di effetti visivi, che direi è il migliore in città - sono tutti meravigliosamente di talento e la loro cura per i particolari è una certezza.

 

 

Che cosa BaseLight ti offre che gli altri sistemi non possono offrirti ?

È intuitivo. È come se fosse una “naturale estensione del mio cervello…. Facile da usare,  intuitivo  e con  un’incredibile versatilità nei formati che consentono la lettura di molteplici file diversi contemporaneamente".
Un altro asset fondamentale per cui mi piace lavorare con Filmlight è che è semplice parlare con gli sviluppatori di BaseLight, che sono estremamente reattivi e preparati. Sono sempre disponibili e reperibili, questo secondo me è un punto che fa davvero la differenza. Hanno un atteggiamento sulla tecnologia moderno ed evolutivo.

 


Chi è la tua fonte di ispirazione?

Quando ero molto più giovane, nella mia adolescenza, mi sono ispirato alla fotografia da persone come Angela Adams e Helmut Newton.
Sono anche cresciuto guardando un sacco di televisione pubblica, documentari e vecchi film, che hanno avuto un impatto notevole sulla mia comprensione dei fondamenti della narrazione e delle immagini.
Anche Gordon Parks ha avuto un enorme influneza su di me.  Sono stato molto ispirato dalla sua incredibile attenzione al dettaglio, che credo in parte sia dovuta alle sue doti di compositore.


 
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